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	<title>Biotek Engineering Srl. Costruzione serre a tecnologia aeroponica ed idroponica &#187; opportunità</title>
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	<description>Sistemi avanzati chiavi in mano dedicati all&#039;agricoltura. Costruzione serre aeroponiche e idroponiche. Aeroponica System Innovation</description>
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		<title>Cogenerazione ad alta efficienza e certificati bianchi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 07:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biotek Engineering</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A inizio 2013 ha finalmente preso il via la rivoluzione tanto attesa dal mondo della cogenerazione ad alto rendimento (Car), una tecnologia diffusa soprattutto in settori industriali ad alto consumo di energia termica e nel settore dei servizi annessi a reti di teleriscaldamento urbano. Secondo la definizione ufficiale, la Car è la produzione combinata di energia elettrica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.biotekengineering.com/company/wp-content/uploads/2013/04/Schema_mercato_certificati-bianchi.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-2196 aligncenter" title="Schema_mercato_certificati bianchi" src="http://www.biotekengineering.com/company/wp-content/uploads/2013/04/Schema_mercato_certificati-bianchi-300x216.gif" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p>A inizio 2013 ha finalmente preso il via la rivoluzione tanto attesa dal mondo della cogenerazione ad alto rendimento (Car), una tecnologia diffusa soprattutto in settori industriali ad alto consumo di energia termica e nel settore dei servizi annessi a reti di teleriscaldamento urbano.</p>
<p>Secondo la definizione ufficiale,<strong> la Car è la produzione combinata di energia elettrica e calore che fornisce un risparmio di energia primaria pari almeno al 10% rispetto ai valori di riferimento per la generazione separata di elettricità e di calore</strong>; oppure si deve realizzare la produzione combinata di energia elettrica e calore mediante unità di piccola cogenerazione e di micro-cogenerazione (cioè di potenza rispettivamente inferiore a 1 MW e inferiore a 50 kW) che forniscono un risparmio di energia primaria.</p>
<p>Con il DM del 5 settembre 2011, di fatto entrato in vigore con un ulteriore decreto varato a fine 2012, sono state ridefinite le caratteristiche  deiCertificati bianchi riconosciuti alla cogenerazione ad alto rendimento. Semplificando al massimo, questi incentivi sono rilasciati per un periodo di 10 anni  agli impianti di produzione e di 15 anni per le installazioni abbinate al teleriscaldamento. Il legislatore ha previsto l’applicazione di un coefficiente (k) differenziato per cinque scaglioni di potenza, in modo da poter tenere conto dei diversi rendimenti medi degli impianti.</p>
<p>La gestione della misura è affidata al Gse (e non più quindi all’Aeeg), cui l’operatore si deve rivolgere per richiedere la qualifica di Car e che annualmente riconoscerà all’operatore stesso un incentivo corrispondente agli effettivi risparmi di energia primaria conseguiti e misurati.</p>
<p>Ulteriori benefici previsti dall’attuale normativa sono:  l’esonero dall’obbligo di acquisto dei Certificati Verdi previsto per i produttori e gli importatori di energia elettrica con produzioni e importazioni annue da fonti non rinnovabili eccedenti i 100 GW; la precedenza, nell’ambito del dispacciamento, dell’energia elettrica prodotta da unità prevalentemente Car rispetto a quella generata da fonti convenzionali.</p>
<p>Importanti sono anche le agevolazioni fiscali sull’accisa del gas metano utilizzato per la cogenerazione, nonché la possibilità di accedere al servizio di scambio sul posto dell’energia elettrica per impianti cogenerativi con potenza nominale fino a 200 kW.</p>
<p>“<strong>soggetti obbligati</strong>” a conseguire gli obblighi quantitativi nazionali annui di incremento dell&#8217;efficienza energetica sono:</p>
<div><strong>A.</strong> i <strong>distributori di energia elettrica </strong>che, alla data del 31 dicembre di due anni antecedenti a ciascun anno d’obbligo, abbiano connessi alla propria rete di distribuzione più di 50.000 clienti finali;<br />
<strong>B.</strong> i <strong>distributori di gas naturale </strong>che, alla data del 31 dicembre di due anni antecedenti a ciascun anno d’obbligo, abbiano connessi alla propria rete di distribuzione più di 50.000 clienti finali.</div>
<div></div>
<div>I soggetti obbligati possono adempiere agli obblighi sia realizzando progetti di efficienza energetica &#8211; con la conseguente emissione di certificati bianchi &#8211; che acquistando i certificati bianchi da altri soggetti.</div>
<div></div>
<div>Possono accedere al meccanismo dei certificati bianchi e presentare progetti di efficienza energetica i seguenti “<strong>soggetti volontari</strong>”:</div>
<div></div>
<div>• Società di Servizi Energetici (SSE)<br />
• Società con obbligo di nomina dell’<em>energy</em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em></em><em> manager</em> (SEM)<br />
• Società controllate dai distributori obbligati<br />
• Distributori di energia elettrica o gas non soggetti all’obbligo<br />
• Imprese operanti nei settori industriale, civile, terziario, agricolo, trasporti e servizi pubblici, compresi gli Enti pubblici, purché provvedano alla nomina del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia di cui all’articolo 19, comma 1, della legge 9 gennaio 1991, n. 10 (“energy manager”) oppure siano certificati ISO 50001 e mantengano in essere queste condizioni per tutta la durata della vita tecnica dell’intervento.</div>
<div></div>
<div>
<p>L’art 10 del D.M. 28 dicembre 2012, che regola il meccanismo dei certificati bianchi,, stabilisce  che “<em>i certificati bianchi emessi per i progetti presentati dopo l’entrata in vigore del … decreto” – 3 gennaio 2013 – “non sono cumulabili con <strong>altri incentivi, comunque denominati</strong>, a carico delle tariffe dell’energia elettrica e del gas e con altri <strong>incentivi statali</strong>, fatto salvo, nel rispetto delle rispettive norme operative, l’accesso a </em></p>
<blockquote dir="ltr"><p><em>a) fondi di garanzia e fondi di rotazione;</em><br />
<em>b) contributi in conto interesse; </em><br />
<em>c) detassazione del reddito d’impresa riguardante l’acquisto di macchinari e attrezzature</em>”.</p></blockquote>
<p dir="ltr">Dalla formulazione dell’articolo ne deriva:</p>
<blockquote dir="ltr">
<blockquote dir="ltr">
<p dir="ltr">• <strong>la non cumulabilità </strong>dei certificati bianchi con:</p>
</blockquote>
<p dir="ltr">a) le detrazioni fiscali per progetti presentati successivamente al 03 gennaio 2013;<br />
b) l’ecobonus previsto dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 134 per la sostituzione di veicoli inquinanti con altri nuovi a basse emissioni complessive;<br />
c) finanziamenti statali concessi in conto capitale.</p>
<blockquote dir="ltr">
<p dir="ltr">• la <strong>cumulabilità </strong>dei certificati bianchi con:</p>
</blockquote>
<p dir="ltr">a) incentivi riconosciuti a livello regionale, locale e comunitario per interventi di efficientamento energetico. Si precisa, infatti, che  D. lgs. del 3 marzo 2011 n. 28  e il Decreto attuativo del 28 dicembre 2012  prevedono il divieto di cumulo dei certificati bianchi esclusivamente con altri incentivi “statali”, ammettendone, pertanto, la cumulabilità con eventuali incentivi regionali locali o comunitari;<br />
b) agevolazioni fiscali nella forma del credito d’imposta a favore del teleriscaldamento alimentato con biomassa o con energia geotermica, di cui all’art 8 comma 10, lettera f) della legge 23 dicembre 1998, n. 448, all’art. 29 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 ed all’art 2 della legge 22 dicembre 2008. Si tratta infatti di un’agevolazione, nella forma, appunto, del credito d’imposta, che viene trasferita sul prezzo di cessione del calore all’utente finale, che si configura, pertanto, come effettivo beneficiario distinto rispetto alla società che eroga il servizio calore e che percepisce i certificati bianchi. Si specifica che ai sensi della circolare 17/E del 7/3/2008, qualora il gestore della rete di teleriscaldamento alimentata con biomassa o ad energia geotermica sia anche utente finale, il gestore-utente finale può usufruire del cumulo dei certificati bianchi con il credito di imposta in esame.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.mercatoelettrico.org/En/Default.aspx" target="_blank">Vai alla pagina del mercato elettrico</a></p>
<p dir="ltr">
</blockquote>
</div>
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		<title>Il grafene il materiale del futuro. E&#8217; iniziata una nuova era</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 07:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biotek Engineering</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/N9Uxe8nUH_Y" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Il grafene un materiale capace di condurre l&#8217;elettricità meglio del rame, trasparente come il vetro e più resistente dell&#8217;acciaio. Immaginate poi di poterlo piegare come se fosse plastica, e realizzare così schermi touchscreen da arrotolare e portarvi in tasca. Pura fantascienza? Forse no, perché gli scienziati conoscono già da anni il grafene, un &#8220;materiale delle meraviglie&#8221; con proprietà ed applicazioni in parte ancora ignote.</p>
<p style="text-align: justify;">Una applicazione in agricoltura? Pensate all&#8217;osmosi inversa. Un esperimento di <a title="Osmosi inversa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Osmosi_inversa">osmosi inversa</a> è stato condotto negli Stati Uniti dai ricercatori del <a title="Massachussets Institute of Technology (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Massachussets_Institute_of_Technology&amp;action=edit&amp;redlink=1">Massachussets Institute of Technology</a>. &#8220;La struttura molecolare peculiare del grafene consente di creare dei fori di qualsiasi dimensione sulla sua superficie. Questo ci ha permesso di far passare l&#8217;acqua da una parte e i sali dall&#8217;altra&#8221;, hanno spiegato i ricercatori sulla rivista dell&#8217;<a title="American Chemical Society" href="http://it.wikipedia.org/wiki/American_Chemical_Society">American Chemical Society</a>. &#8220;La dimostrazione di questo processo di osmosi inversa non è nulla di nuovo, ma erano necessari equipaggiamenti ingombranti e un alto consumo energetico. Tramite il grafene, invece, il processo di desalinizzazione si può svolgere 1000 volte più velocemente e a un costo energetico pari a zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente sviluppata alla Toyohashi University of Technology.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad &#8220;addomesticare&#8221; dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un materiale da premio Nobel. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d&#8217;ape, il grafene è considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. Questo materiale bidimensionale è infatti ultrasottile, flessibile, ed è circa 200 volte più resistente dell&#8217;acciaio. E&#8217; inoltre un ottimo conduttore di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli elettroni è già considerato l&#8217;erede del silicio nell&#8217;elettronica del futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l&#8217;abbiamo sotto gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite, è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre decimilionesimi di millimetro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante molti studi teorici avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto cambiò nel 2004, quando un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università di Manchester, guidati da Andre Geim e Konstantin Novoselov, riuscì per la prima volta ad isolare il grafene in laboratorio. Geim e Novoselov avevano infatti usato un nastro adesivo per strappare singoli piano di grafene da un substrato di grafite. La scoperta, discussa su Science nell&#8217;ottobre 2004, era così rivoluzionaria da meritare un biglietto per Stoccolma in tempi record. Dopo solo sei anni, Geim e Novoselov ricevettero il premio Nobel 2010 per la Fisica, per &#8220;i pionieristici esperimenti sul materiale bidimensionale grafene&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Batteri mangia-grafite. La scoperta di Geim e Novoselov aprì la strada ad un nuovo settore della fisica dei materiali, su cui iniziarono a lavorare scienziati in tutto il mondo. Molti gruppi di ricerca, come quello di Tanizawa, si concentrano oggi sullo sviluppo di tecniche di produzione alternative al metodo di esfoliazione adottato da Geim e Novoselov.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo giapponese lavora infatti sui metodi di tipo chimico, che sfruttano cioè reazioni per produrre grafene a partire dall&#8217;ossido di grafite. Questo materiale ha una struttura laminare molto simile alla comune grafite, ma dove però ad alcuni atomi di carbonio sono legati altri atomi, come ad esempio ossigeno ed idrogeno. Per produrre il grafene, si operano dei processi chimici di riduzione, nei quali cioè vengono ceduti elettroni all&#8217;ossido di grafite, in modo da spezzare i legami con l&#8217;ossigeno e ricondursi poi ai singoli piani di grafene.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia questi processi chimici utilizzano come reagente l&#8217;idrazina, oppure si basano sul riscaldamento ad altissime temperature, due tecniche che rendono il procedimento molto costoso e persino tossico. Per questo motivo i ricercatori giapponesi hanno deciso di &#8220;chiedere aiuto&#8221; ad alcuni microorganismi capaci di operare processi di riduzione chimica.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti batteri, come ad esempio quelli della specie Shewanella oneidensis, ricavano infatti energia dai processi di riduzione, trasportando cioè elettroni verso l&#8217;esterno in un curioso processo di respirazione cellulare. Facendo &#8220;respirare&#8221; ai microbi l&#8217;ossido di grafite per tre giorni ad una temperatura controllata di 28 °C, i ricercatori sono così riusciti ad ottenere frammenti di grafene grandi 100 micron e di ottima qualità, in un processo non tossico e poco costoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai transistor alle reti superveloci. Produrre grafene di qualità e a costi contenuti è una priorità, soprattutto in vista delle nuove potenzialità che si scoprono giorno dopo giorno. Sicuramente le applicazioni più promettenti sono legate all&#8217;elettronica, viste le peculiari proprietà del grafene nella conduzione di corrente. Nel 2010 ad esempio, un team della IBM è riuscito a creare transistor al grafene capaci di operare a frequenze superiori a 100 GHz.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia per fare il salto verso processori a base di grafene occorre superare un ostacolo legato alle perdite di corrente di questi transistor, che impediscono di montare troppi transistor in un singolo circuito. Un ostacolo che potrebbe presto essere superato grazie ad una nuova scoperta realizzata da Andre Geim e pubblicata a febbraio su Science.</p>
<p style="text-align: justify;">Geim e colleghi hanno infatti sfruttato la &#8220;terza dimensione&#8221; del grafene, accoppiando diversi strati di questo materiale con vari strati di metallo, creando così transistor di nuova generazione. Le proprietà quantistiche del grafene, legate ad esempio al basso momento magnetico dei nuclei di carbonio, rendono inoltre questo materiale un ottimo candidato per creare i dispositivi di base per la spintronica, ovvero l&#8217;elettronica basata sui bit quantistici, o qubit, che dovrebbe essere alla base dei computer quantistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le meraviglie del grafene potrebbero portarci altri regali futuri, fra cui sistemi di trasmissione digitale ancora più veloci. E&#8217; infatti possibile alterare i livelli energetici del grafene per renderlo più o meno trasparente e creare così dei modulatori ottici, ovvero degli interruttori capaci di controllare il percorso dei segnali luminosi. I primi modulatori ottici a base di grafene, grandi pochi micron, sono stati realizzati all&#8217;Università di Berkeley e presentati per la prima volta su Nature nel maggio dell&#8217;anno scorso. Questi &#8216;interruttori luminosi&#8217; saranno utilissimi nell&#8217;ottica quantistica e nella comunicazione digitale ad altissima velocità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come la plastica cento anni fa. Le potenziali applicazioni vanno oltre l&#8217;elettronica o l&#8217;ottica. Per esempio, la densità del grafene lo rende impermeabile ai gas, una proprietà che potrebbe essere sfruttata per creare filtri più efficienti, ad esempio nella produzione di biocarburanti. Essendo poi un materiale praticamente bidimensionale, il grafene può essere usato per costruire sensori a grande area sensibile capaci di individuare singoli atomi, e costruire così rilevatori di sostanze tossiche estremamente sofisticati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;accoppiata fra le proprietà elettriche e meccaniche del grafene permetterà inoltre di costruire molti dispositivi estremamente efficienti e flessibili, fra cui schermi touchscreen, batterie ad alta capacità e pannelli solari di nuova generazione. Inoltre, i fogli di grafene possono essere arrotolati in nanotubi di carbonio, che già oggi sono alla base di moltissime applicazioni nel campo delle nanotecnologie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l&#8217;aspetto forse più intrigante è che gli scienziati sono ancora lontani dalla comprensione completa delle proprietà del grafene. Fino a pochi mesi fa non si sapeva molto delle proprietà magnetiche di questo materiale, fino a quanto il gruppo di Geim è riuscito a mettere in evidenza le prime tracce di fenomeni magnetici nel grafene, come descritto in un articolo apparso a gennaio su Nature Physics. E&#8217; sicuro che anche questa scoperta porterà a nuove interessanti applicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel gennaio 2013 (insieme al progetto <em><a title="Human Brain Project" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Human_Brain_Project">Human Brain Project</a></em>) è stato selezionato dalla Commissione europea tra i <a title="FET Flagships (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=FET_Flagships&amp;action=edit&amp;redlink=1">FET Flagships</a>, i <em>progetti faro</em> di ricerca e sviluppo promossi dall&#8217;Unione Europea: scelti da una rosa di sei candidati<span style="font-size: 11px;"> </span>, i due progetti beneficeranno di un sostegno finanziario di 1 miliardo di euro lungo dieci anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il grafene è quindi ancora ricco di misteri. Le sue potenzialità sono così grandi che oggi è praticamente impossibile immaginarle tutte. A cosa servirà il grafene? Una domanda a cui nemmeno il premio Nobel Andre Geim sa ancora rispondere, come ebbe modo di dichiarare ai tempi del Nobel. &#8220;Non lo so. E&#8217; come presentare un pezzo di plastica a un uomo di un secolo fa e chiedergli cosa ci si può fare. Un po&#8217; di tutto, penso&#8221;. Detto da un premio Nobel, non possiamo che fidarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti: Repubblica &#8211; Wikipedia &#8211; Rai Superquark</p>
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