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	<title>Biotek Engineering Srl. Costruzione serre a tecnologia aeroponica ed idroponica &#187; cina</title>
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	<description>Sistemi avanzati chiavi in mano dedicati all&#039;agricoltura. Costruzione serre aeroponiche e idroponiche. Aeroponica System Innovation</description>
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		<title>Paesi emergenti i mercati più promettenti</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Mar 2013 16:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biotek Engineering</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Buone prospettive macro, valutazioni non troppo elevate e livelli di liquidità in miglioramento. Sono, secondo gli esperti di Natixis, i punti di forza dei mercati emergenti, che hanno chance di crescita nei prossimi trimestri dopo un inizio anno positivo sebbene inferiore alle corse del passato. L&#8217;indice Msci Emerging Markets evidenzia infatti un aumento dell&#8217;1,86% dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buone prospettive macro, valutazioni non troppo elevate e livelli di liquidità in miglioramento. Sono, secondo gli esperti di Natixis, i punti di forza dei mercati emergenti, che hanno chance di crescita nei prossimi trimestri dopo un inizio anno positivo sebbene inferiore alle corse del passato. L&#8217;indice Msci Emerging Markets evidenzia infatti un aumento dell&#8217;1,86% dalla fine del 2012, con le borse dell&#8217;America Latina che hanno battuto quelle asiatiche (+3,58% contro +2,37%). Ecco in dettaglio i sette listini più promettenti.</p>
<p><strong>1) Russia.</strong> Il listino di Mosca, che dall&#8217;inizio del 2008 ha accusato un calo del 60% del rapporto prezzo/utili (p/e), è stato penalizzato dalla forte esposizione verso il petrolio. Attualmente i settori diversi dalle industrie estrattive rappresentano solo il 35% del mercato azionario e si scende al 17% se si escludono banche e utility. Le diverse politiche già in fase di realizzazione, fra le quali la riforma della normativa fiscale, la definizione di un livello di inflazione obiettivo da parte della Banca Centrale e l&#8217;apertura alle banche depositarie estere, potranno dare slancio alla borsa di Mosca, che dal dicembre 2012 ha registrato un progresso dell&#8217;1,75% (indice Msci in euro). Inoltre, il rischio politico è basso poiché il prossimo ciclo elettorale avrà inizio solo a partire dal 2016 mentre le Olimpiadi di Sochi, che si terranno all’inizio del 2014, potrebbero dare un’ulteriore impulso alle riforme. Secondo Francois Theret, responsabile dei mercati emergenti, &#8220;le migliori opportunità di investimento sono individuabili nei settori interni, come i consumi e le infrastrutture, a fronte di una crescita prevista degli utili a due cifre nel 2013. Il settore energetico si distingue dagli altri in termini di distribuzione di dividendi. Nel complesso la Russia è uno dei Paesi con i più alti livelli di dividendi fra gli emergenti, con un dividend yield (rendimento delle cedole) medio del 4% nel 2013&#8243;.</p>
<p><strong>2) India.</strong> Utili in crescita e valutazioni interessanti potranno trainare la crescita della borsa indiana, che dalla fine del 2012 è stazionaria. Gli esperti fanno notare che “sebbene il mercato abbia recuperato lo scorso anno il 30% i prezzi sono ancora a sconto, mentre gli utili stanno accelerando passando da una crescita a una cifra negli ultimi due anni a un progresso a due cifre nel prossimo&#8221;. I settori più attraenti sono quelli sensibili ai tassi, visto è atteso un intervento al ribasso da parte della  Reserve Bank of India, e le società orientate all’outsourcing, come le farmaceutiche. A causa dell’alta volatilità del mercato è consigliato tuttavia un approccio di investimento prudente.</p>
<p><strong>3) Cina</strong>. Dopo un anno di rallentamento rispetto ad altri mercati asiatici il listino di Shanghai, in aumento dello 0,92% da fine 2012 (indice Msci in euro), dovrebbe riprendere velocità. &#8220;Siamo molto ottimisti nei confronti del mercato cinese. Riteniamo che alcune delle preoccupazioni maggiori che hanno raffreddato l’atteggiamento degli investitori negli ultimi due anni siano destinate ad attenuarsi nel 2013&#8243;, affermano gli analisti. Sebbene non prevedano una rapida ripresa della crescita, le recenti misure espansive, i primi segni di inversione di tendenza guidata dal mercato interno, le valutazioni interessanti e il cambiamento nella leadership avvenuto lo scorso novembre, un evento che si verifica una volta ogni 10 anni, vanno in una direzione positiva.</p>
<p><strong>4) Hong Kong</strong>. Questo listino, che dall’inizio del 2013 è salito del 5,63% (indice Msci in euro), dovrebbe beneficiare degli sviluppi positivi in Cina. Le economie del sud-est asiatico sono in accelerazione e vengono supportate da nuove politiche, da investimenti in infrastrutture e da una domanda interna positiva. Unica eccezione la Malesia, dove sussiste ancora il rischio politico legato alle prossime elezioni.</p>
<p><strong>5) Corea.</strong> In Asia settentrionale la Corea (+1,41% da fine 2012 in euro) continuerà, secondo gli esperti, a trarre vantaggio dalla domanda di prodotti tecnologici sostenuta dalla ripresa americana, che dovrebbe essere più solida nel prossimo trimestre, mentre Taiwan (+2,92%) dovrebbe beneficiare anche dei legami più stretti con la Cina.</p>
<p><strong>6) Cile.</strong> I mutamenti degli ultimi dieci anni hanno gettato le basi per l&#8217;inizio di un momentum di mercato positivo. Grazie al notevole calo dell&#8217;inflazione sia le imprese che i consumatori possono adesso definire dei piani di crescita per il futuro. Il Cile, che ha messo a segno una performance del 7% da inizio anno (indice Msci in euro), è considerato il Paese meglio gestito dal punto di vista economico. Sicuramente è quello con il sistema istituzionale più stabile e l’economia più ricca della zona. Se in passato le valutazioni borsistiche erano ai massimi, oggi sono a sconto. “Si tratta di uno dei mercati caratterizzati dalla crescita più elevata (intorno al 5% annuo), ma con valutazioni leggermente al di sotto della media&#8221; sostengono gli esperti.</p>
<p><strong>7) Brasile.</strong> L&#8217;anno scorso l&#8217;economia brasiliana è cresciuta poco più dell&#8217;1%, deludendo le attese che erano decisamente più elevate, ma quest&#8217;anno lo scenario è in miglioramento. Le banche hanno mantenuto un atteggiamento prudente, concedendo credito solo a fronte di una certa qualità della controparte. “Se il Pil salirà”, dichiarano gli analisti, “assisteremo a una stabilizzazione dei tassi di interesse e a un minor accesso al credito, che renderanno molto interessanti le banche locali finora troppo penalizzate&#8221;.</p>
<p><em>Fonte Milano Finanza</em></p>
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		<title>MARKETING: In Cina funziona il passaparola</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 14:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biotek Engineering</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si fa a diventare la bibita più famosa della Cina e giocarsela alla pari con un colosso del calibro di Coca Cola? Non servono né milioni di euro in pubblicità televisiva né massicce campagne di merchandising. Basta suggerirne una lattina a chi ama la cucina speziata dei ristorantini del Sichuan. Così è successo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.biotekengineering.com/company/wp-content/uploads/2013/02/index_2.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1970 aligncenter" title="index_2" src="http://www.biotekengineering.com/company/wp-content/uploads/2013/02/index_2-300x172.png" alt="" width="300" height="172" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come si fa a diventare la bibita più famosa della Cina e giocarsela alla pari con un colosso del calibro di Coca Cola? Non servono né milioni di euro in pubblicità televisiva né massicce campagne di merchandising. Basta suggerirne una lattina a chi ama la cucina speziata dei ristorantini del Sichuan.</p>
<p style="text-align: justify;">Così è successo per il Wanglaoji, che nasce in Cina quasi 200 anni fa come tè alle erbe medicinali e che il gruppo dei soft drink di Hong Kong, Jdb, ha trasformato in una potenza del settore. E c&#8217;è riuscito, appunto, stabilendo migliaia di partnership con piccoli ristoranti sichuanesi che consigliavano caldamente questo tè agli avventori. Il passaparola ha fatto il resto: oggi il Wanglaoji vende lattine per tre miliardi di dollari all&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passaparola, appunto. Il metodo di marketing più efficace in Cina. Costa poco, di certo meno di una campagna pubblicitaria, quindi è alla portata anche delle aziende più piccole. Proprio come alcune italiane che stanno tentando l&#8217;avventura oltre la Grande muraglia. È un consiglio prezioso e arriva dagli esperti di McKinsey. Concentrati su come sfruttare al massimo il potenziale del consumatore emergente, si sono accorti che il suo comportamento d&#8217;acquisto differisce parecchio da quello dei colleghi occidentali. Si scopre così che il 60% degli americani cerca su Internet le opinioni su cibi e prodotti elettronici, mentre il 71% dei cinesi si fida solo dei giudizi di amici e parenti. Due universi paralleli. Senza contare che un cinese, per decidersi sulla marca di un computer, uno smartphone o un altro apparecchio elettronico, ci mette due mesi di tempo e almeno quattro gite ai negozi specializzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscere queste peculiarità non è di poco conto, perché i consumatori emergenti sono un terreno ancora vergine, dove la fiducia verso determinati marchi non si è sviluppata e perciò c&#8217;è ancora grande margine di movimento. Basta pensare che il 60% dei cinesi che sta per acquistare un&#8217;auto è alle prese con il suo primo veicolo, e che il 40% di chi compra un pc lo fa per la prima volta. Ovvio che il primo augurio del consumatore cinese sia la durevolezza dell&#8217;oggetto in questione. Acer lo sa bene: per la sua prima campagna pubblicitaria a Pechino e dintorni puntò sul prezzo basso e fece un buco nell&#8217;acqua. Quando invece disse che i suoi pc erano affidabili e sarebbero durati a lungo, raddoppiò la sua fetta di mercato in soli due anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra strategia che premia parecchio nei mercati emergenti è quella di puntare su un&#8217;area geografica ristretta, anziché sull&#8217;intero territorio nazionale o sulle principali città. Comprendere perché non è difficile: il passaparola, su un&#8217;area circoscritta, funziona meglio. Il caso della Procter &amp; Gamble in India è esemplare: l&#8217;azienda ha cominciato a distribuire gratuitamente in poche scuole gli assorbenti Whisper, con effetti a cascata sorprendenti proprio grazie al passaparola. Si stima che nell&#8217;area interessata dalla promozione il tradizionale uso di pezze di stoffa sia passato dal 66% a meno del 6 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altra grande scelta da azzeccare per esportare con successo un prodotto di largo consumo nei mercati emergenti è la modalità di distribuzione. Meglio la rete dei negozietti o i grandi supermercati dei centri commerciali? La risposta, sostengono gli analisti di McKinsey, dipende molto dal Paese. L&#8217;India, per antonomasia, è il regno delle botteghe, dove transita il 98% dei beni alimentari. La dimensione familiare è tipica anche dell&#8217;Indonesia e delle Filippine, ma va per la maggiore anche in Argentina (68% dello smercio di alimenti). In Turchia, Russia, Brasile e Sudafrica supermercati e negozietti si spartiscono il mercato a metà, mentre in Cina non c&#8217;è storia: oltre il 60% passa dai centri commerciali, e la percentuale sale al 75-80% nel caso delle grandi metropoli come Pechino, Shanghai o Shenzhen.</p>
<p style="text-align: justify;">«Come consiglierei di muoversi a un&#8217;azienda italiana che vuole vendere in Cina un prodotto alimentare o un capo d&#8217;abbigliamento? – spiega Max Magni, partner McKinsey e leader della Consumer goods practice in Asia –. Intanto le direi di scegliere un cluster preciso e non tutto il Paese, quindi partire dalla città-hub per poi lentamente allargarsi sul resto della provincia. Sceglierei un supermercato regionale, che a differenza delle grandi catene nazionali richiede fee più basse. Infine, spenderei solo una piccola parte del budget pubblicitario su un canale televisivo provinciale, magari satellitare: il grosso della somma lo investirei in attività promozionali sul punto vendita. Il 60% dei cinesi sceglie il marchio solo una volta che è arrivato davanti agli scaffali».</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, il canale di vendita non può prescindere dal tipo di prodotto. In Thailandia la Prantalay ha scelto la grande distribuzione per i suoi &#8220;pronti in tavola&#8221; a base di pesce perché vanno conservati in frigorifero, ma ha puntato sui negozietti per le sue confezioni di spaghetti (noodles) istantanei, che si possono comodamente tenere sugli scaffali. L&#8217;importante in questo caso, per avere successo, è convincere il bottegaio a esporre il nostro prodotto in una posizione privilegiata rispetto ai concorrenti. Come riuscirci? In Messico e India pare funzioni molto bene la promessa di ridipingere a proprie spese il negozio ogni sei mesi. Ma vanno forte anche le offerte di saldare la bolletta elettrica, regalare frigoriferi o fornire un&#8217;assicurazione sanitaria privata come benefit ai parenti del titolare.</p>
<p>Fonte Il sole 24 ore</p>
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